Thursday, January 12, 2006

Fine della cura omeopatica


Fragore che aumenta costante,
puntuale come campana di chiesa.
Mi siedo ma non basta.
Di sdraiarmi non è tempo.
Chiudo gli occhi ma non dormo.
Sigillo le orecchie
ed ascolto ancora frastuono.
Mi chiedo se è solo da loro che ha accesso il rumore:
così esteso.
Deve avere altre vie,
percorsi clandestini
ed aderenze col cervello,
per godere di questa libertà:-
“Anarchico senza cane, riposa e piscia!”
Vedrai, sarà sollievo.
Ma di nuovo si espande, è ovunque.
Mi giro, quasi ora lo vedo.
Quasi è forma
tanto è compatto.
Non punto il dito,
ancora non è reato,
rimane ”solo” chiasso.
Somatizzo ancora
e credo sia di nuovo
“il canto della specie”
che mi procura alterazioni stonate,
da cui, forse,
neanche un indegna fine mi sottrarrà.

Benna

1 comment:

giraluna said...

Sei bianco e sei nero. E se scorgo il grigio penso sempre che non durerà. Mi piacerebbe capire se a volte dai un nome al tuo tormento o se lo aspetti per avere un alibi.
Credo che per essere parte di te, bisogna non esserlo.